Nicola Ratti “220 Tones”

A spiegare che cosa vuol dire parlare di materia viva al di sotto della superficie del laptop le sette tracce di 220 Tones ed una carriera artistica in armonia tra applicazione al suono ed estrema cura della fonte. Nicola Ratti, non lascia esperienza e repertorio al caso, dal math-jazz-core dei Pin Pin Sugar, alle collaborazioni con i morriconiani Ronin passando per jazz contemporaneo di Ode e il sodassimo  elettroacustico con Attila Faravelli, coniugando da sempre alla più tradizionale figura del chitarrista un senso di autentica innovazione, merito di una spiccata propensione all’avanguardia.
220 tones in trentasette minuti, sintetizzatore analogico, organo farfisa, chitarra elettrica, giradischi e registratore a nastro coagula liberatorie all’elettroacustica spingendo tra frequenze, cut up, ronzii,(Empire) o glitch tecno (Doom Set) le tecniche di combinazione tra l’elettronico e l’organico verso soundscapes dal clima tanto magmatico quanto fluttuante.
Nulla appare forzato ma respira di un consapevole traguardo tra processing digitale e strumentazione reale aggiudicandosi nel farsi un successo per senso narrativo ed architetture sonore riuscendo a fissare brulicanti sinfonie per particelle meccaniche (Twin Set) trai loop e i flussi dronici che d’attacco (Air Resistence) e climax rimandano alle sospensioni a gravità zero di un Basinski.
Aggrappandosi l’una all’altra le sette tracce si lasciano andare tra polveri sottili e graffi (Cathrina) a mutamenti estremamente dinamici, semplici ad apparire ma per nulla banali e autenticamente completi da restarne impigliati.
Quale miglior binomio quindi che un’artista in continuo movimento capace di destabilizzare i preconcetti di solito applicati al genere e di un’etichetta (Die Schachtel) che ne asseconda la fluidità creativa. A fare scuola questa volta è ancora casa nostra.
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