Epic45 “Weathering”
Volontari produttori di malinconia, Ben Holton e Rob Glover e una qualità tutt’altro che altalenante nel saper scrivere da più di dieci anni -tra voci eteree, declinazioni elettroniche e melodie appena accennate- di un presente amaro ma tuttavia unico. Già si faceva compito May Your Heart Be The Map -completate le esperienza giovanili di Against The Pull Of Autumn-di far convivere le derive ambient con il rituale melodico-ritmico e le scorribamde sinfoniche con i brulicanti stagni elettroacustici ma sarà quest’ultima uscita per la Make Mine Music – memore delle esperienze soliste (My Autumn Empire e The Toy Library) – a diventare frutto di una raggiunta osmosi d’empatie e raccolte collaborazioni (Rose Berlin, Antony Harding, Stephen Jones, Sarah Kemp, Richard Adams). Weathering respira nell’eterno conflitto tra la sensazione del non sentirsi mai appartenere ad un luogo e quella di trovare casa in ogni ritaglio di nostalgia, il tutto vissuto silenziosamente e con una delicatezza miracolosa (The Village Is Asleep). Cinquatatre minuti in linea allo stile indipendente britannico tra spruzzate cameristiche, dream-pop,elettroacustica e shoegaze, di gran lunga capaci di straordinarie intensità, ben lungi però (nonostante qui se ne assapori un copioso rimando) all’impronta al genere che riuscirono negli anni a lasciare i fratelli Adams. Ma l’aver misura nel rispetto di certi crismi compositivi non è sintomo di intaccato valore. Certe malate ma amate poesie (Summer Message) decadenti(Afternoon, Shadowed) restano ed emergono tra liquide atmosfere sofferte e piene d’interrogativi (The Weather Is Not Your Friend) a mettere in luce le virtù acustiche dello strumento,in tasti prima (Evening Silhouettes) e per chitarre dopo (With ur Backs To The City). E quando hai provato a resistere (Weathering) tra le parole e le lacrime colorate (Washed Up) le spalle diventano deboli a promettere che ci ricorderemo anche noi di questo giorno.
(7.5)
