Enrico Coniglio “Songs From Ruined Days”
C’è davvero qualche cosa che si muove in Italia o si è sempre mosso discretamente, sommesso e con eleganza.
Parliamo della musica ambient sperimentale, che persino nel Belpaese continua a far parlare di sé apportando al genere il suo perchè.
Non mancano di dire la loro le giovani leve e dopo Ielasi, Rocchetti e Shinkei ecco il chitarrista, compositore e field recorder Enrico Coniglio a firmare un nuovo progetto niente meno che con la Touch.
Un’unica traccia “Songs from ruined days” in quarantacinque minuti di raccolte per field recording intrappolate tra cattedrali, spazi abbandonati ed istantanee dall’essenza vitale.
Tra senso del racconto, malinconie e memoria sonora alla Basinski, le forme -qui in sostanze organiche, incursioni dark ambient, particelle in droni, parti acustiche e distorsioni- lavorano con la rigorosità di un Hecker sulla prospettiva o come un Brian Eno emulano l’immobile ma dialogano con il divenire rilevandone chiaramente le fonti (organo, dialoghi, estratti di cori sacri) quando non le sorti affidate negli ultimi minuti al silenzio che diventa chiaro manifesto del tema dell’abbandono.
Tutt’altro che asettico, il non luogo qui si scontra tra il sacro e il profano, illuminato prima tra le fila angeliche, celebrato poi tra rarefatte, cupe e crepuscolari manipolazioni sonore.
Tutto fluttua in un equilibrio miracoloso, disponendo i substrati con accurata riflessione a favore di una composizione comunicativa, simbolica ed evocativa.
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