Pan Sonic “Gravitoni”
Ci sono illustri trascorsi nell’avanguardia dei Pan Sonic, partendo da “Vakio” nel ‘95 a “Kesto” del 2004 oltre ai numerevoli progetti laterali che con il tempo hanno tramutato l’espressione sonora dei finlandesi in un vero e proprio fenomeno.
Certo è che diventa difficile se l’elettronica d’avanguardia la scrivi tu, o meglio parte quasi tutta da te, essendo progetto essenziale di un mutamento che tra i novanta e i duemila segna notevolmente il genere influenzando le schiere più alte dell’elettronica intelligente.
Ed ecco che i Pan Sonic masticata la civiltà post-industriale (“Vakio”), spolverati di tappeti ambientali (“Osasto”), gli stati più intimisti e il minimalism (“Kulma”), la desolazione (“Aaltopiiri”) o l’astrattezza e le melodie sintetiche (“Kesto”) non resta che fare di tutta la gloria un remake, infilando nelle tracce di Gravitoni un poco di tutto, a coronare quello che sono stati capaci di essere e di fare.
Opera ispirata, ci mancherebbe, anche perchè consacrata ad un addio- arriva la voce dello scioglimento del progetto Pan Sonic- e di certo il duo non avrebbe potuto lasciare un brutto ricordo a chi ne è stato devoto da principio.
Ora però, mi chiedo a conti fatti che necessità c’era di farsi vetrina e proporre un album dove vengono messi in bella mostra ritorni rumoristici, epopee industriodi (Voltos Bolt), concentriche martellate di droni e beat (Wanyugo), le stasi d’intro che già sappiamo come si evolvono (Corona), i rimbalzi d’elettronica in granuli (Fermi), le sfumature ambient più sinistre (Vainamoisen Uni \ Dream Of Vainamoinen) o le monolitiche stratificazioni (Trepanointi \ Trepanation). E ancora non mancano le reiterazioni e le interferenze (Suuntaa-Antava \ Indicational), i microsuoni e le pulsioni (Hades), le ritmiche parziali e i campioni (Kaksoisvinokas \ Twinaskew), la claustrofobia (Radio Qurghonteppa) e i minestroni finali (Pan finale) che ricordano quel disco dei tempi di, piuttosto che l’influenza dell’anno di.
Perchè arrivare a suggellare una cifra stilistica in un pacchiano ricordino in undici tracce, dove si vestire il suono di tutto puntino -voto 7 per questo- ma adoperandosi all’inutilità di un gesto -voto 5-.
A conti fatti, un sei a portarli via.
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