Pq “You’ll Never Find us Here”
Giunge come un fulmine a ciel sereno l’opera prima del duo belga Pq, che in You’ll never find us here coniuga il verbo da cameretta per mezzo di una centrifuga ben dosata tra svolazzi poetici e slanci d’intimità; una formula che si dimostra sin da subito autentica nel suo struggersi tra inibizione elettroacustica ed elettronica gassosa.
Il successo del disco sta tutto nell’impressionismo a presa rapida tra scenari Helios e Mùm (The Cairo Truth, Somebody should Repeat my Summer) laddove nel suo compiersi seminano svagatezze digitali alla maniera dei The Books (Jocelyn, La Chapelle) e -spesso e volentieri- sortiscono presupposti cinematografici (la titletrack) o bucolici (commovente in tal senso Will You Still Be There?).
Ugualmente abili ad imporre legge neoclassica nei sentori Max Ritcher/Sylvain Chauveau (Your Perception of Red), i due spendono credenze nouvelle vague nella cornice di una Parigi notturna e desolata (Louise on Earth), commemorando grammatica IDM -Boards of Canada?- su sintassi post e tutti i suoi derivati (Hold Me).
Dopotutto You’ll never find us here è una di quelle piccole opere -delicate e umorali- dove vi è densità spontanea e molto da imparare.
(7.5)

